Militarizzazione della Scuola? No, grazie!

Militarizzazione della scuola

La presenza delle forze armate della Polizia di stato dell’Arma dei carabinieri della guardia di finanza della polizia penitenziaria della polizia locale nelle scuole non è una novità.

Ma da alcuni anni tale presenza, sia all’interno che fuori dalle scuole, si sta intensificando dentro la scuola compaiono sempre più spesso uomini e donne in divisa per tenere conferenze o lezioni di vario tipo relative alla sicurezza, alla legalità, alla produzione e fuori dalle scuole accade che le scolaresche vengano condotte in caserme e basi militari per cerimonie o iniziative promozionali, nella scuola superiore di secondo grado per attività  per le competenze trasversali  dello studente e l’orientamento.

Ci sono  accordi sottoscritti negli ultimi anni dai rappresentanti dei ministeri della scuola e della difesa. Nel 2014 è stato firmato un protocollo d’Intesa tra l’allora MIUR e il Ministero della difesa cui è seguita una circolare del ministero dell’Istruzione che elencava i percorsi progettuali da affidare alle forze armate in tutti i campi didattico disciplinari.

Nel 2017 è stato sottoscritto dai ministeri dell’Istruzione,della difesa e del lavoro un ‘Protocollo d’Intesa per la mutua collaborazione nell’ambito dell’Alternanza scuola -lavoro’ (attuale PCTO) mentre con l’arma dei carabinieri il MIUR ha siglato protocollo d’Intesa nel 2019, nel 2023  analogo protocollo è stato firmato con la marina militare.

Inoltre  si stanno moltiplicando le convenzioni e accordi a livello locale, nel marzo del 2023 è nato il ‘comitato per lo sviluppo e la valorizzazione della cultura della difesa’, chiamato oggi a fornire ulteriori strumenti concettuali ed operativi per acculturare militarizzare la società e il sistema scolastico universitario.

L’intensificazione dei rapporti tra scuole e le FFAA e tra i relativi ministeri è dovuta  anche ai cambiamenti strutturali che hanno subito queste due istituzioni: da una parte la forze armate sono diventate professionali e si propongono come un lavoro  offerto alle giovani generazioni, la scuola diventa  e si propone come un bacino di mano d’opera da cui attingere.

Ignazio La Russa ha proposto di istituire una mini-naja collegata a crediti scolastici e a facilitazioni nel mondo del lavoro: una prospettiva che potrà rendere ancora più strutturale il legame tra scuola e mondo militare.

La scuola risente sempre più di un processo di aziendalizzazione: essa deve sempre più formare forza lavoro e sempre meno soggetti portatori di un bagaglio culturale proprio, solido  e critico; ma diventa luogo di incontro della domanda e dell’offerta di lavoro. L’autonomia scolastica , il ruolo del dirigente amministrativo ( che ha sostituito la figura del Preside) il PCTO rispondono a questa logica.

In Italia  assistiamo ad un incremento delle spese militari, della produzione e vendita di armi e gli attuali conflitti presenti in più aree geografiche  costituiscono lo sfondo della retorica militarista  che cerca di penetrare nelle scuole e nelle giovani generazioni.  

Un articolo sul quotidiano “La Stampa” del 29/08/2025  titolava così: “L’Europa si riarma: munizioni, confini blindati e i bambini impareranno a usare i droni”.

In modo asettico, senza alcun commento, viene riportata una notizia angosciosa  allarmante per il futuro dei nostri giovani, come normale.…

L’articolo ci informa che una coalizione di paesi ( ex repubbliche baltiche, Lettonia in testa e Regno Unito), si stanno specializzando nella produzione e uso di droni con linee produttive di finanziamento europeo.

Gli stessi Paesi stanno anche sviluppando una vera e propria educazione all’utilizzo dei droni: il governo lituano, infatti, ha presentato un programma educativo destinato a fornire le competenze per guidare un drone a 15.000 civili, di cui 7.000 bambini…!

Saranno coinvolte le scuole, a partire dalle classi terze e quarte elementari.

I più piccoli, ha annunciato il governo lituano, verranno avviati alla costruzione e al pilotaggio di semplici droni, tramite esperimenti e giochi; mentre gli studenti più grandi verranno istruiti alla progettazione dei droni.

Ce n’è abbastanza per comprendere  la potenziale gravità di queste pratiche – e della sottostante Retorica che le accompagna- nei confronti, soprattutto, dei nostri giovani: istruire dei bambini alla guerra, per farli sentire protagonisti  ‘giocosi’ di qualcosa che provoca morte e distruzione…

Qui non si parla di costruire droni a scopo di utilità sociale, quale potrebbe essere, ad esempio, la progettazione, costruzione e guida di droni destinati a combattere gli incendi boschivi o a compiere operazioni di salvataggio e soccorso in zone impervie…. No, qui i bambini sono direttamente coinvolti in operazioni belliche, come se si trattasse di un gioco  da ragazzi e niente più.

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By M. M.

e

Bruna Tarascio

FONTI

Sitografia: https://x.com/LaStampa/status/1961285232927428820/photo/1

https://www.mim.gov.it/-/protocollo-d-intesa-miur-ministero-della-difesa-e-ministero-del-lavoro-e-delle-politiche-sociali

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