EDUCARE AD UNA LINGUA

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Educare ad una lingua è molto di più che insegnarla. Significa cercare costantemente di avvicinare l’allievo alla cultura, alla forma mentis, a quei “non detti”, ai codici non scritti ma forgiati dalla lingua stessa e dal carattere di un popolo che ogni cultura porta inevitabilmente con sé. E’ nata prima la lingua o la forma mentis di un popolo? E’ una domanda che mi ha sempre affascinato e che, continuando a studiare le mie due lingue di riferimento, mi ha portato a credere che le due cose vivano in una simbiosi ed un equilibrio dinamici.

Nel mio approccio formativo abbino, ove sensato, il vocabolo, l’espressione, la forma verbale alla modalità espressiva, al modo di sentire di quella specifica cultura. Questa modalità mi permette di far “sentire” la lingua alle persone a cui la insegno. Riuscire a percepire il substrato culturale di una lingua è fondamentale per l’esperienza emotiva che permette la memorizzazione e la contestualizzazione di una struttura linguistica.

L’insegnamento dell’uso di una determinata allocuzione, esplicitando il significato del contesto in cui essa viene usata, permette all’altro -al discente- di acquisire in modo sicuro il campo di utilizzo della stessa. La conoscenza di una lingua non è semplicemente la somma delle sue parti, quanto piuttosto la capacità di creare l’interazione armonica fra di esse, armonica e intellegibile rispetto alla forma mentale della cultura di riferimento.

Inoltre la lingua è un caleidoscopio di opportunità per esprimere noi stessi in modo diverso. Con più strumenti. Una lingua straniera permette di esperirci in modo nuovo perché con le sue strutture derivanti da una diversa visione del mondo apre ad un nuovo punto di vista sulla stessa realtà. Per parlare bene una lingua vanno acquisiti “gli occhiali” con cui la cultura di riferimento vede la realtà. E “gli occhiali” con cui quella cultura si conosce e esplora il mondo ci permette di espandere la nostra coscienza e la nostra conoscenza attraverso quella lingua. Il nostro mondo interiore diventa così più ricco e vivace, “ i nuovi occhiali” ci regalano la possibilità di vedere il mondo con gli occhi degli altri- di altri popoli e culture. Credo personalmente che questo approccio “empatico” ad una lingua farà tutta la differenza tra noi e l’IA. Conoscere profondamente “l’altro”, attraverso la conoscenza della sua lingua, della sua cultura e quindi del suo “mindset” ci porta a sviluppare quello “Sprachgefühl” (termine tedesco intraducibile che significa “sentimento per la lingua”) indispensabile per continuare a coltivare una comunicazione e una comprensione dell’altro meravigliosamente umane.

Questa modalità di insegnmento delle lingue, se fatta in età precoce nell’ambito della formazione istruttiva dei bambini e ragazzi, li apre ad una ricettività e conoscenza del mondo che permette loro di vedere  oltre lo spazio della cultura di provenienza.

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By R.R.

Per informazioni su Insegnanti e Lettori delle Lingue Straniere  in Convenzione FEIP nei contesti educativi Parentali e Tradizionali, scrivere a: [email protected] indicando in oggetto : ‘Lingue Straniere’

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